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L'economia in Mozambico

I coloni portoghesi non si prodigarono per nulla per sviluppare il potenziale economico e umano del paese. Al momento dell’indipendenza (1975), il paese ereditò un’economia fortemente dipendente dalle esportazioni di materie prime a basso costo derivate da una forza lavoro non specializzata. Il nuovo governo nazionalizzò le piantagioni e l’apparato industriale, in precedenza in mano straniera, creò diverse imprese statali e cercò di stabilire un tipo di economia pianificata sullo stile del blocco comunista dell’allora Unione Sovietica. Negli anni Ottanta, le spinte verso la liberalizzazione modificarono la situazione. Fino agli inizi degli anni Novanta, tuttavia, la guerra civile e le ricorrenti siccità ostacolarono gravemente lo sviluppo economico. Nei primi   anni Novanta il PIL pro capite era di appena 80 dollari USA.
L’economia è basata con assoluta prevalenza sul settore agricolo, mentre quelli secondario e terziario hanno un’importanza del tutto subordinata.

Oltre l’80% della forza lavoro è impiegato nel settore in questione, anche se le aree coltivate coprono appena il 4% della superficie del paese. Le colture commerciali si basano perlopiù su cotone, canna da zucchero, tè e noci di anacardo; il settore destinato al consumo interno produce manioca, mais, frumento, sorgo, arachidi, patate, legname e riso ed è affiancato da attività zootecniche di scarsa importanza (bovini, caprini, ovini, suini e volatili da cortile). Lo sfruttamento delle risorse boschive a livello commerciale è poco sviluppato e gran parte del legno tagliato annualmente viene utilizzato quale combustibile.
Le risorse minerarie sono notevoli, nonostante la guerra civile ne abbia impedito lo sfruttamento e lo sviluppo; il carbone è il prodotto più importante, ma sono sfruttati anche sale e bauxite. Sono inoltre presenti piccole quantità di oro, rame, manganese, titanio e, al largo della costa, gas naturale. L’industria manifatturiera, di modeste dimensioni a causa della guerra e della mancanza di capitale straniero, consiste in impianti per la lavorazione degli alimenti, stabilimenti tessili, fonderie, acciaierie e raffinerie.
L’unità monetaria è il metical, suddiviso in 100 centavos. La banca centrale del paese è la Banca del Mozambico. Per quanto riguarda i trasporti, il sistema ferroviario (2988 km nel 1990) consiste di cinque reti separate che penetrano verso l’interno dai porti di Maputo, Beira, Nacala, Inhambane e Quelimane, collegando i paesi confinanti privi di sbocco al mare con la costa. Le strade (27.300 km nel 1991) sono raramente asfaltate (solamente le dorsali principali) e impraticabili durante la stagione delle piogge. Il traffico aereo internazionale si basa sugli aeroporti di Maputo, Beira e Nampula.
I principali prodotti esportati sono gamberi, noci di anacardo, zucchero, olio di copra e derivati dal petrolio. Tra le importazioni si citano macchinari, apparecchiature elettriche, veicoli a motore e alimenti. I principali partner commerciali del Mozambico sono Stati Uniti, Sudafrica, Russia, Unione Europea e Giappone.

Negli ultimi cinque anni, grazie al programma di riforme economiche, il Mozambico ha fatto notevoli progressi. Il suo prodotto interno lordo è cresciuto dal 6% degli anni 1995/96 a circa il 12% nel 1997/98, mentre l’inflazione è scesa da circa il 70% al 4%, riflettendosi sui tassi di interesse, contenuti al 20%. Per quanto riguarda il bilancio statale, si è registrato un incremento delle entrate, che in rapporto al PIL sono passate dal 17,6% del 1994 al 20% del 1998. Il tasso di cambio con il dollaro si è mantenuto stabile. Al contempo, la politica fiscale attuata dal governo ha permesso l’allargamento della base impositiva. Le spese governative sono diminuite, passando dal 47,3% del ‘94 al 40,6% del PIL del 1998. L’analisi delle uscite mostra che notevoli sforzi sono stati compiuti dal governo di Maputo per razionalizzare l’uso delle risorse disponibili e riallocarle nei settori di interesse sociale. Dal 1994 le spese nei settori dell’educazione e della salute sono aumentate dal 14% al 29% delle spese totali correnti.

Tabella n 1. Principali indicatori economici (fonte UE)

 

1994

1995

1996

1997

1998*

Crescita PIL

7,5

4,3

7,1

11,1

12,0

Investimenti/PIL

31,0

36,0

30,0

29,1

32,9

Tasso di inflazione

70,2

57,0

16,3

5,8

-1,3

Tasso di cambio MT/USD**

25,1

64,5

4,8

2,7

6,6

Tassi d’interesse

69,7

57,8

32,0

14,9

9,5

*stima INE, ** svalutazione percentuale

Tab n 2. Bilancio statale

In % del PIL

1994

1995

1996

1997

1998

1999

Entrate totali

17,6

18,3

18,0

20,4

20,7

20,0

Spese totali

47,3

38,3

34,9

40,5

38,6

40,6

Correnti

22,9

16,6

15,9

19,0

20,2

20,8

Capitale

24,5

21,7

19,0

21,5

18,4

19,8

Deficit totale*

-29,7

-20,8

-17,0

-20,1

-17.9

-20,2

Doni/PIL

21,5

15,8

11,8

14,3

11,3

12,6

*esclusi doni

Tab n 3. Spese correnti nei settori sociali (in % delle spese correnti)

 

1994

1995

1996

1997

1998

1999

Educazione+Sanità

14,0

24,0

25,0

26,0

27,0

29,0

I principali elementi di questa crescita possono essere ricondotti alla pace e alla stabilità politica ormai raggiunti. La produzione agricola è aumentata notevolmente grazie a condizioni climatiche favorevoli; sono state compiute importanti riforme strutturali come la riforma delle imposte, la riforma del bilancio, la riforma del settore pubblico, la liberalizzazione del commercio e delle tariffe, una maggiore decentralizzazione, una maggiore democratizzazione e sono state privatizzate più di 1300 imprese (incluse due banche statali). Il miglioramento della produzione agricola, e con essa del tenore di vita delle famiglie contadine, assieme alla crescita economica degli ultimi anni ha contribuito a ridurre i livelli di povertà del paese. L’aiuto della comunità internazionale, che ha raggiunto la cifra di 550 milioni di dollari l’anno nel periodo tra il 1995 e il 1998, ha costituito un altro importante fattore per i progressi economici e sociali di questo periodo.
Nonostante ciò, l’economia e lo stato sociale del Mozambico restano fragili. I dati della prima analisi nazionale sulla povertà del paese, completata nel 1998, mostrano che almeno il 70% dei Mozambicani vive in condizioni di disagio: i livelli più elevati di povertà sono stati riscontrati nelle province di Sofala (88%), Imhambane (83%) e Tete (82%). Il reddito medio dei Mozambicani è di 220 dollari l’anno.

Volendo analizzare le condizioni sociali del paese, la suddetta indagine mostra che:

  1. SOLO UN VILLAGGIO SU 4 HA UN MERCATO O TRASPORTI PUBBLICI

  2. SOLO UNA LEVATRICE O UN’INFERMIERA SU 6 VILLAGGI

  3. SOLO UN DOTTORE SU 15 VILLAGGI

  4. LA DISTANZA MEDIA PER RAGGIUNGERE UNA SCUOLA ELEMENTARE È DI CIRCA 4,5 KM

  5. LA DISTANZA MEDIA PER RAGGIUNGERE UN MERCATO 16 KM

  6. LA DISTANZA MEDIA PER RAGGIUNGERE UN OSPEDALE (CENTRO PRIMO SOCCORSO) 19 KM, UN DOTTORE 47 KM, UNA BANCA 71 KM.

Benché il tasso di crescita del PIL negli ultimi tempi si sia mantenuto su livelli elevati, l’economia del Mozambico nei prossimi anni dovrà affrontare nuovi problemi. Il deficit finanziario resta elevato (circa il 13% del PIL) e il paese continua ad essere dipendente dall’assistenza internazionale, con conseguenti problemi di sostenibilità. Le infrastrutture sono relativamente poche ed ingenti le necessità di investimenti nei settori dei trasporti e dell’energia. Le pressioni sull’ambiente continuano a crescere. Il sistema imprenditoriale si sviluppa a costi troppo alti e, nello stesso tempo, gli indici di sviluppo umano restano a livelli molto bassi.Nonostante i grandi passi avanti sinora compiuti, come riconosciuto da tutta la comunità internazionale il cammino del Mozambico verso livelli di vita comparabili alla media africana resta ancora lungo, arduo e bisognoso dell’appoggio di tutti i suoi partner.

 

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