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Storia del Mozambico

Ominidi hanno scorrazzato per il Mozambico per oltre 2 milioni di anni e l'Homo Sapiens ha dimorato nell'area per almeno 100.000 anni. Circa 2000 anni fa i popoli bantu (così chiamati dal loro gruppo linguistico di appartenenza) iniziarono a immigrare nella zona, portando con sé attrezzi e armi in ferro. Verso la fine del primo millennio numerose città lungo la costa del Mozambico si trasformarono in porti commerciali bantu, collegati al resto dell'Africa, al Medio Oriente e all'India. L'influenza araba in questi porti era molto forte e lo swahili era la lingua del commercio. Sofala (l’odierna Beira) era il maggior centro per l’esportazione dell’oro dal regno shona dello Zimbabwe.

Questo era il Mozambico che diede il benvenuto a Vasco de Gama nel 1498. Il suo obiettivo era di stabilire dei punti di rifornimento per le navi portoghesi dirette in India, un compito che lo portò a scontrarsi con i commercianti arabi residenti. I portoghesi sottomisero dapprima le città arabe sulla costa poi, intrapresa una prima esplorazione delle zone interne, avviarono un redditizio commercio di oro, avorio e schiavi. Nel XVII secolo, quando il Mozambico fu formalmente dichiarato una colonia, la tratta degli schiavi aveva già annientato l’impero Monomotapa, il più potente stato bantu della zona, che aveva il suo centro nello Zimbabwe. La colonia fu comunque scarsamente popolata dagli europei e anche quando, nel tardo XVIII secolo, il governo portoghese decise di promuoverne l’insediamento concedendo terreni a contratto, la situazione non mutò. Intorno al 1890 il Portogallo diede in affitto la sezione settentrionale del paese a compagnie britanniche, che cominciarono a sfruttare le terre arabili tramite estese piantagioni e ne assunsero un controllo pressoché totale. Nel 1942 questa parte di territorio fu riunificata con la parte meridionale – la cui capitale era, dal 1907, Lourenço Marques – e la nuova regione assunse la denominazione di Provincia d’oltremare.
Il dominio portoghese nel XX secolo fu di carattere essenzialmente autocratico, in special modo durante il regime dittatoriale di António Salazar. La politica coloniale, nonostante gli incentivi a favore dei bianchi, si rivelò fallimentare e nel 1965 solo 65.000 coloni risiedevano nel paese. A rendere la situazione ancora peggiore contribuii il fatto che i portoghesi non operarono alcun investimento sociale in Mozambico: dei pochi ospedali e scuole esistenti, la maggior parte era situata nelle città e riservata ai portoghesi, agli altri bianchi e ai privilegiati asimilados africani. Si arrivò al capolinea quando, nel 1960, i soldati portoghesi aprirono il fuoco sui manifestanti disarmati che protestavano contro le tasse, uccidendo circa 600 persone. Nacque così il movimento indipendentista. Il Fronte di Liberazione del Mozambico, o Frelimo, si formò nel 1962, capeggiato da Eduardo Mondlane, si prefiggeva di liberare il paese dal governo portoghese.

 La rivolta contro il governo portoghese ebbe inizio nel 1964, quando il neo costituito movimento di liberazione, il Frelimo, lanciò una campagna di guerriglia da alcune basi in Tanzania. La guerra che seguì terminò quando un colpo di stato a Lisbona, nel 1974, fece salire al potere un nuovo governo, che intraprese un rapido programma di decolonizzazione.

 Il Mozambico ottenne l’indipendenza il 25 giugno del 1975; il governo del Frelimo, guidato da Samora Machel, costituì uno stato di tipo marxista, nazionalizzando l’apparato industriale e collettivizzando quello agricolo; la maggior parte degli europei, che dirigevano i diversi settori dell’economia, abbandonarono il paese. Nei tardi anni Settanta, il governo sostenne il movimento di liberazione della vicina Rhodesia (odierno Zimbabwe), concedendole di porre alcune basi in Mozambico. A tutta risposta, il governo rhodesiano armò e addestrò la Resistência Nacional Moçambicana (Renamo; Resistenza nazionale del Mozambico) che diede inizio ad azioni di guerriglia contro il proprio paese. Quando la lotta della Rhodesia ebbe termine, fu il Sudafrica – in linea con la propria politica di destabilizzazione degli stati neri confinanti – a sostenere la Renamo.

Gli anni Ottanta videro un’escalation del conflitto, che si tramutò in una vera e propria guerra civile facendo collassare la già disastrata economia.

L'obiettivo della Renamo era di distruggere completamente le infrastrutture sociali e di comunicazione del Mozambico per giungere alla destituzione del governo. Nel 1983 siccità e carestia gettarono il paese in ginocchio. La Renamo compì attentati contro i convogli umanitari e bruciò i magazzini di cereali. Il Frelimo cedette gradualmente alla pressione e iniziò ad aprirsi all'Occidente, che rispose con l'invio di alimenti.
Le relazioni con il Sudafrica migliorarono leggermente negli ultimi anni Ottanta, ma la minaccia della Renamo non fu debellata se non quando il Frelimo nel 1990 rigettò l'ideologia marxista.

Sempre nel 1990 – a seguito dei radicali mutamenti politici avvenuti in Sudafrica e del crollo del blocco sovietico  – il Frelimo e la Renamo iniziarono i primi colloqui di pace; Il 4 ottobre 1992 Renamo e Frelimo firmano a Roma, con la mediazione del Governo Italiano e della comunità di Sant’Egidio, l'Accordo generale di pace che prevede un regime democratico con libere elezioni. La guerra civile terminò e le Nazioni Unite avviarono un programma di aiuti internazionali.

Le elezioni svoltesi nel 1994 sono state tranquille e corrette, dando come risultato l'elezione del capo del Frelimo, Joaquim Chissano, alla presidenza.

Dalla firma dell’accordo ad oggi il paese ha vissuto in pace e democrazia avendo come unico obiettivo il miglioramento economico e sociale.

Il Mozambico ha fatto molto per la propria ricostruzione, per quanto le mine antiuomo, la siccità e le carestie (delle quali una recente nel 2000) continuino a tormentarlo.

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